5 buoni motivi per cui (forse) tornerai in Italia

#5buonimotivi

Dopo aver letto questo articolo qualcuno dirà che siamo alla fiera delle banalità, e forse ha ragione.
Metto subito le mani avanti, perché mi aspetto gli applausi patriottici di chi non ha mai pensato di abbandonare il timone nonostante la nave colasse a picco, così come i latitanti che mai risalirebbero perché “chi me la fa a fare/non ne vale la pena” (ogni riferimento al comandante Schettino è puramente casuale).

Biglietto di sola andata

Più o meno, gli expat italiani seguono tutti lo stesso processo: la partenza accidentale da studenti che scoprono un altro mondo e scelgono di restare, capiscono che “le cose importanti” accadono altrove, che non potranno mai avverare i loro sogni nel piccolo borgo che gli ha dato i natali, o nella grande città che adesso comunque gli sta stretta.

La sana urgenza della partenza, purtroppo, sta diventando sempre più una necessità che va oltre la voglia di scoprire il diverso. D’altronde, l’erba del vicino è sempre più verde. Ma siamo proprio, proprio sicuri? O meglio, anche se lo fosse, siamo certi che sarà quel florido giardino a soddisfarci, lontani dall’aridità delle nostre aiuole secche?

Non è tutto rose e fiori

Ti trasferisci, e dopo l’iniziale destabilizzante paura del nuovo, tutto ti eccita, ti esalta, ti sconvolge. È la prima fase dell’infatuazione, quella in cui fai l’amore per giorni senza neppure mangiare. Poi, arriva il confronto, e – perché no – lo scontro. E chi sta fuori lo sa che far fuggire quel cervello non è facile come tutti credono. Perché poi una mattina ti alzi, apri gli occhi, guardi la compagna che ti dorme affianco e ti rendi conto di non amarla. Si chiama Londra, Parigi, New York, Berlino. Coraggiosa ti ha chiesto di sposarla. Tu la guardi, perfetta, non capisci come potresti mai rifiutare quella proposta, però…non sei contento come quando:

#1 Mangiavi slow, vivevi slow, era tutto slow

5 buoni motivi per cui (forse) tornerai dall'estero

Perché il giorno più stressante di un italiano non è comunque paragonabile a quello di un inglese, di un tedesco, di un americano. Paradossalmente, parte dello stress che può provare un italiano scaturisce dal fatto che tutti se la prendono fin troppo comoda. Dai mille pasti che usiamo come pretesti per i momenti conviviali, all’autista dell’autobus che salta tranquillamente la corsa pur di fumarsi la sua sigaretta e scambiare due chiacchiere col collega, gli italiani prendono tutto con estrema calma. Scialla, slow down. Non esiste non avere tempo per dedicarsi a queste pratiche. Ahimè, è una delle motivazioni per cui niente funziona, niente è in orario, tutto è un macello, un lento inesorabile processo a catena, perché se ti rilassi tu o m’incazzo o mi rilasso pur’io e allora daje. Indignato te ne vai dove uno schermo preciso ti dice sempre fra quanti nanosecondi passerà la prossima metro, perché non farlo sarebbe una mancanza di rispetto. Eppure sei più sclerato di prima, mangi dimmerda, hai preso 10 chili e vivi in apnea. Come è possibile?

#2 Parlavi la tua lingua

5 buoni motivi per cui (forse) tornerai dall'estero

Wie geht’s? How are you? Come stai? Non sai più in che lingua risponderTI. Impararne una nuova è bello, ma estremamente faticoso. È un processo lungo e frustrante che non riesce a farti esprimere per quello che sei veramente. Sono i momenti in cui accadono i miracoli e riesci ad incontrare persone che capiscono comunque quello che vuoi dirgli anche se sbiascichi come una scimmia. Vedere passo dopo passo i tuoi miglioramenti, poi, è una delle soddisfazioni più grandi che una persona possa prendersi. Ad un certo punto, proprio quando sei diventato un genio del male, quando smetti di fare figure di merda e hai pure imparato lo slang, ti rendi conto che c’è comunque qualcosa che non va. Ma cosa?

#3 Eri perennemente circondato dalla bellezza (di cui ti accorgi solo adesso)

5 buoni motivi per cui (forse) tornerai dall'estero

Come affermava giustamente Maurizio Crozza in uno dei suoi ultimi monologhi, mentre Giotto dipingeva cattedrali, i tedeschi facevano i graffiti coi wurstel. Nel senso che, obiettivamente, l’Italia è meravigliosa, dall’apice al tacco, isole comprese (altrimenti non ci verrebbero in vacanza). Chi ha il privilegio di viverci sembra non interessarsi minimamente alla tutela e la valorizzazione di quel patrimonio inestimabile. Pompei crolla e gli archeologi sono a pascolare insieme alle capre. Quegli stessi archeologi, allora, preferiscono andare a spolverare le pietre del muro di Berlino (con tutto il rispetto) che almeno li pagano e li apprezzano. Così quel grigiore, i palazzi tutti uguali, ti entrano nelle ossa, ti intristiscono. E anche la cittadina più carina che visiti nelle escursioni miracolose dei fine settimana non ti sembra mai abbastanza…speciale. Perché?

#4 Ti lamentavi

5 buoni motivi per cui (forse) tornerai dall'estero

Il governo che cambia un giorno sì e l’altro pure, la tv spazzatura, le cattive notizie: appunto. Gli italiani sono un popolo che adora brontolare, che si crogiola nei rimproveri buttandosi fango addosso da solo (anziché rimboccarsi le maniche per cambiare le cose). “Finalmente, ora che sono all’estero posso evitare di prestare attenzione a quello che succede in Italia e sprecare il mio tempo.” Ah, davvero? Funziona i primi due mesi…forse tre. Poi o ne parla il tg del Paese dove ti trovi o non riesci a non consultare la prima pagina di Repubblica, magari proprio per vantarti del fatto che sei lontano dalla marmaglia. In fondo le catastrofi tricolore ti abbattono come nient’altro…possibile tu tenga ancora a quella patria? Possibile tu abbia ancora speranza? Speranza di cosa?

#5 Ti ricordavi com’era fatto il sole

5 buoni motivi per cui (forse) tornerai dall'estero

Non è un eufemismo. Hai un tirocinio retribuito/mezzo impiego, una stanza tutta tua, una vera indipendenza…un fiume, un lago che nei suoi giorni migliori può pure vagamente assomigliare al mare. Se piove, chissenefrega. E invece…

Il punto è che niente di tutto questo potrà mai essere TUO. Per quanto tu possa sforzarti, per quanto tu possa, alla fine, integrarti alla perfezione con la realtà che ti circonda, non ti sentirai MAI come a casa tua, a meno che non gli assomigli molto (cosa che, a mio avviso, può succedere solo in Spagna o in Argentina). Anzi no: potrebbe anche darsi che tu viva meglio che a casa tua, ma non che tu stia meglio.

E va bene, no, stai benissimo dove sei? Allora perché non riesci ad evitare di pensare ai pranzi della domenica, al primo giorno in spiaggia, alle serate di fronte al camino, all’aperitivo con gli amici? Al Colosseo, alla torre di Pisa, al dialetto che parli con la vecchia del quartiere, al nuovo scandalo commentato collettivamente alla fermata dell’autobus – tanto, c’è tempo! Tornerai almeno due volte l’anno per accorgerti che, certo, nulla è cambiato in tua assenza. Questo potrà disgustarti, farti riempire di nuovo le valige prima ancora di svuotarle, ma anche rassicurarti, riempirti l’anima. Perché per quanto tu possa vagare alla ricerca di quel posto che ti sembra di non trovare mai, uno ce l’hai già, e ti aspetterà, nella buona e nella cattiva sorte, finchè morte non vi separi.

Fonte studentifuori.it

 

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