Palermo: Non pago il pizzo ai posteggiatori. Voglio vivere in una città normale

La lettera scritta da Barbara, una ragazza palermitana di 23 anni, che ha dovuto fronteggiare le richieste poco “amichevoli” di un posteggiatore abusivo al Foro Italico: “Sono stufa di dover pagare il pizzo”.

PALERMO – Buongiorno al nostro sindaco e a tutti coloro che leggeranno queste parole. Mi chiamo Barbara, ho 23 anni e purtroppo sono palermitana. Sì, esatto, ho scritto purtroppo perché, sinceramente, ogni volta che immagino la mia vita fuori da questa città sento un peso sul cuore, ma mi basta uscire da casa anche solo mezz’ora per farmi venire voglia di spiccare il volo lontano da questa realtà e per vergognarmi della mia città.

Di problemi ce ne sono veramente tanti, ma alcuni di essi iniziano a diventare dei veri ostacoli al poter condurre una vita “normale” a Palermo. Tra la spazzatura che ormai è dappertutto (ma quella, diciamolo, è anche colpa di noi cittadini che ci ostiniamo ad essere poco civili), le strade che sembrano invase da crateri vulcanici, i disservizi che constatiamo quotidianamente e tanto altro, credo che ci siano tutti i criteri per poter concorrere al titolo di città peggiore d’Italia.

Ma il problema più grosso, che investe tutti è quello dei parcheggiatori abusivi. Quello che doveva essere un tranquillo pomeriggio in cui concedersi un’ora di corsa con un’amica al Foro Italico, lunedì è diventato una fonte di stress e di nervosismo. Infatti da pochissimi giorni un nuovo parcheggiatore abusivo ha deciso di stanziarsi in quella zona e di chiedere con arroganza e prepotenza il “pizzo”.

Il soggetto in questione è palermitano (smettiamola di avercela sempre con i ragazzi di colore che, a differenza dei nostri concittadini, non pretendono nulla), è abbastanza avanti con l’età e non parla, bensì minaccia. Per ben 10 minuti ha preteso da me e dalla mia amica il pagamento per il suo servizio di “custode delle auto”, in un posto dove ci sono le strisce bianche, lamentandosi del fatto che non avevo la benché minima intenzione di dargli dei soldi, anzi di dargli almeno i 50 centesimi che, secondo lui, gli spettavano e che, cito testualmente, “non sono niente”.

Al mio educatissimo dire che non avevo nessuna moneta da dare, mi sono sentita rispondere (traduco in italiano): “Ma se hai la borsa, i soldi li devi avere per forza. Non ci credo che nella borsa hai solo l’acqua! Non hai niente? Va bene…te la talio io la macchina, non preoccuparti!”. Frase che, lo possiamo assicurare, era più una minaccia che un favore. Al ritorno alle rispettive auto, dopo 40 minuti di ansia di trovare la macchina graffiata, la diatriba è continuata sia con me che con la mia amica ed è sfociata in una vera e propria discussione: alla fine mi sono sentita mandare a quel paese con l’appellativo di “sbirra”. Se voleva offendermi, francamente, non c’è riuscito, ma mi ha davvero snervato e stancato.

Sono stufa di dover andare ogni giorno al Foro Italico a correre e di dover pagare il pizzo, sono stanca di andare a Mondello e vedere i vigili che fanno multe a chi parcheggia fuori dalle strisce preposte mentre a cinque metri di distanza i parcheggiatori litigano per “la zona”, sono stanca di uscire la sera e pagare, in ogni posto in cui mi sposto, soggetti che non hanno alcun diritto di chiedere neppure un centesimo.

Sono laureata e non occupata, spesso non spendo dieci euro neppure per una pizza e non ho voglia di dare i miei soldi, che come tantissima gente guadagno con piccoli lavori saltuari sfruttati e sottopagati, a gente che non ha voglia di lavorare e la cui richiesta è organizzata su un aut aut: o i soldi o la macchina graffiata. Tutto ciò per non parlare di ciò che accade quando ci sono eventi come partite, concerti o altro: addirittura viene fissata una tariffa in base alla distanza che può anche toccare i 10 o i 5 euro, altrimenti non ti fanno parcheggiare l’auto. Invidio quasi i miei amici che vivono all’estero e che, quando sentono le mie lamentele, dicono che dovrei fare come loro e andare via ma, allo stesso tempo, mi riempie di ira questo comportamento rassegnato che ormai è l’abito che indossiamo ogni giorno.

Detesto sentirmi dire che se voglio stare meglio devo lasciare la mia terra, la mia città… non è forse un mio diritto vivere serenamente e dignitosamente a casa mia? Non è forse sconcertante vivere in mezzo a tanta indifferenza davanti a certe problematiche? A che serve avere la Favorita chiusa al traffico nel week-end se poi non ci sono strade adeguate a far fluire il traffico da e per quella zona e se si deve passeggiare tra rifiuti e prostitute? A che serve intitolare il Foro Italico a Tomasi di Lampedusa se poi non abbiamo rispetto della storia e della cultura? A cosa serve spendere tanti soldi per festini e manifestazioni varie, quando poi abbiamo strade sporche e dissestate? E ancora, che senso ha aspettare con ansia le navi della legalità al porto di Palermo quando, ad ogni angolo, siamo sommersi da un’illegalità dilagante fatta da soprusi, abusivismo, pizzo, arroganza e ignoranza?

Non pretendo di cambiare nulla con questa lettera, sono conscia di quanta altra gente già prima di me ha fatto presente il problema dei parcheggiatori abusivi, ma credo che sia arrivato il momento di far comprendere a tutti l’anormalità del concetto per cui a un ragazzo o una ragazza di Palermo è più facile consigliare di cambiare città (se non addirittura Stato) che sperare di cambiare Palermo. Ribadisco che, oltre alle varie problematiche di studio e lavoro, è un nostro diritto poter vivere nella nostra città se è questo che vogliamo; è un nostro diritto non pagare un parcheggio dove ci sono le strisce bianche; è un nostro diritto avere lo scontrino dopo un acquisto, non stiamo chiedendo un favore a nessuno; nessuno può minacciarci per nessun motivo. Avere dei cassonetti vuoti e delle strade dignitose è un nostro compito e un nostro diritto.

Voglio vivere in una città dove mi posso sentire sicura e libera, voglio che certe zone di Palermo siano dei palermitani che questa città la amano e non di coloro che si sentono sovrani e proprietari di una piazza o di una strada, voglio poter uscire con due euro in tasca e usarli per un gelato. Voglio che, per una volta, si pensi davvero a risolvere questi problemi quotidiani e reali e non a elaborare inutili distrazioni. Sperando in un cambiamento vero, ma col cuore pieno di amarezza, auguro a tutti una serena giornata.

Barbara

Fonte: Livesicilia.it

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