Progetto pilota nel torinese di prenotazione esami in farmacia, ma il servizio non è remunerato

Negli ultimi anni si è discusso molto della “farmacia dei servizi”, un presidio sanitario capillare sul territorio che sappia andare al di là della sola dispensazione dei medicinali, dove la professionalità dei farmacisti si allarghi a una più ampia gamma di prestazioni in favore dei cittadini-pazienti.

La farmacia dei servizi è stata anche propugnata come uno degli antidoti alla crisi che ha colpito la categoria, così come tutti gli altri settori, quello pubblico in primis, che ha progressivamente e consistentemente tagliato i fondi destinati al comparto sanitario.

In questo scenario si stanno allargando le sperimentazioni, come quella avviata recentemente nel torinese.

L’Asl TO3 ha dato impulso a un piano che prevede la prenotazione di esami e visite specialistiche e il ritiro di referti di laboratorio in farmacia, con la disponibilità di questo tipo di servizio in 15 esercizi, il servizio è attivo da febbraio.

L’intento del progetto è lodevole; per citare il direttore generale dell’Asl TO3 Flavio Boraso, «occorre pianificare i nostri sforzi per rendere più accessibili i servizi sul territorio, portando i servizi stessi dove i cittadini vivono e abitano e non viceversa».

Per questo l’azienda sanitaria ha stretto accordi anche con sette amministrazioni per consentire la prenotazione delle prestazioni sanitarie presso gli uffici comunali.

E ora le farmacie, per quanto in realtà la prenotazione fosse già possibile in alcune di esse, nell’ambito di un progetto precedentemente attivato in una ristretta area territoriale che prevedeva oneri a carico del Sistema sanitario.

Adesso invece l’iniziativa, che nei propositi dovrebbe estendersi in tutta l’Asl, non comporta alcun costo per l’ente pubblico, e proprio qui sta il punto dolente.

Se da una parte, infatti, l’opportunità per le farmacie, come sottolinea l’Asl, è di «arricchire la propria offerta di servizi ai clienti prospettando di conseguenza anche un probabile incremento di attività», dall’altra il rischio è che a permetterselo siano solo i gruppi più grandi che possono contare su “economie di scala”.

Come LLoyds, che gestisce oltre 1500 farmacie in tutto il mondo. Federfarma ha per questo sottolineato la propria disponibilità a collaborare, ma rimarcando nel contempo la necessità che il servizio erogato dalle farmacie venga in qualche modo remunerato.

 

Fonte: farmaciavirtuale.it