“IntesaScienceNews”: La terapia genica incontra CRISPR

Il direttore dell’Istituto Telethon-San Raffaele di Milano, Luigi Naldini, è l’unico italiano interpellato dall’Accademia americana delle scienze per la stesura dell’ultimo rapporto dedicato all’editing del genoma umano. Naldini cerca di verificare se la potenzialità e i significativi successi della terapia genica, potrebbero essere rafforzati utilizzati con la tecnica di editing CRISPR.

L’idea è di curare un numero crescente di malattie correggendo i difetti genetici che le causano.

Così facendo l’Istituto Telethon-San Raffaele ha già trattato 58 pazienti, tra immunodeficienza ADA-SCID, leucodistrofia, sindrome di Wiskott-Aldrich e beta talassemia, ma allargando lo sguardo al mondo intero il conteggio si avvicina a circa 300.

Il Dott. Naldini dichiara che per i trattamenti ex vivo, cioè quelli in cui si prelevano le cellule dal paziente, per manipolarle e infine reintrodurle in esso, il bilancio è positivo e che ci sono notevoli progressi per i trattamenti in vivo, eseguiti direttamente nell’organismo.

Questo approccio non rimarrà comunque confinato alle malattie rate poiché i vettori lentivirali sono già utilizzati in vari studi clinici per ri-direzionare le cellule immunitarie contro i tumori, ma adesso si sta prestando attenzione a malattie genetiche come emofilia e talassemia.

La velocità della tecnica CRISPR paga più per la ricerca di base che per lo sviluppo clinico, ma è una piattaforma in continua evoluzione, dunque si auspica che i vantaggi diventeranno più consistenti anche sul piano dell’efficienza.

Sul piano economico, per rendere economicamente sostenibile questo tipo di approccio terapeutico, ritiene che l’industrializzazione ridurrà notevolmente i costi, anche se la situazione per gli ex vivo però è più complessa, perché bisogna modificare le cellule del singolo paziente, con costi alti e non molto comprimibili, ma nonostante ciò crede fermamente che sarà possibile abbattere i costi anche lì fornendo degli ottimi risultati terapeutici. Il professore reputa tale strategia sensata e rivolta a tutti, non un lusso per i privilegiati dei paesi ricchi.

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Le prime prove di utilizzo dell’editing genetico per meglio ri-direzionare le cellule immunitarie contro i tumori sono state realizzate dall’Istituto Telethon-San Raffaele di Milano in collaborazione con il team di Chiara Bonini e Sangamo Biosciences.

La prima somministrazione di cellule sottoposte a editing genetico ha riguardato una terapia che viene detta “adottiva”, con linfociti provenienti da donatori. L’editing permette di rendere le cellule immunitarie ri-direzionate contro i tumori più aggressive e utilizzabili anche se provengono da donatori terzi. La bambina che è stata trattata non aveva abbastanza cellule sane da utilizzare per generare cellule anti-tumorali, per cui si decise di adottata questa strategia.

Rispetto alla terapia genica classica, l’editing rappresenta un meccanismo di controllo più fine dell’espressione del gene corretto,  consente di distruggere i geni malfunzionanti e di convertire direttamente il gene difettoso in gene funzionante.

Si può dire che CRISPR abbia democratizzato l’editing, perché è più facile da usare rispetto ai sistemi prima disponibili, e questo ha rivoluzionato la ricerca.

Inoltre offrirà la possibilità di intervenire contemporaneamente su due o tre bersagli, modificando più geni.

Ad esempio potremo introdurre nelle cellule immunitarie una nuova specificità contro il tumore, e al tempo stesso inattivare le sequenze originali che potrebbero essere d’intralcio, e anche eliminare alcuni freni, cosiddetti checkpoint che controllano l’attività delle cellule T.

Chiaramente, come per i trattamenti classici, bisogna raggiungere i siti da trattare, che non sempre è facile come sappiamo; bisogna valutare la tossicità del trattamento e la sua immunogenicità. Dunque si dovrà trovare un modo per riuscire a somministrare il trattamento in modo efficiente, transiente e nascosto al sistema immunitario.

 

Per saperne di più : http://www.lescienze.it

Articolo a cura di: Agnese Leonardi

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