#IntesaScienceNews – Approfondimento salute: Gli effetti benefici della caffeina

La caffeina blocca l’azione dell’adenosina mantenendo alte le capacità cognitive, migliorando il processo di consolidamento dei ricordi. Inoltre, è stato dimostrato come le persone che bevono caffè hanno un rischio di morte inferiore alle persone che non consumano la bevanda e una minore insorgenza di depressione.

Da dove nasce il sonno

Uno studio di ricercatori del Southwestern Medical Center dell’Università del Texas rivela indizi sul perché le persone si assopiscono e si addormentano quando lavorano troppo, e come la caffeina può bloccare o rallentare questo processo.
Quando le cellule in una determinata parte del cervello si affaticano, viene liberato un composto – l’adenosina – che segnala loro di diminuire la propria attività. Questo provoca sonnolenza, un processo naturale che può essere alterato grazie al caffè o al tè che bloccano l’adenosina consentendo all’individuo di rimanere sveglio.

Restare svegli con la caffeina

Piccole e frequenti dosi di caffeina costituiscono la miglior strategia se si vuole rimanere svegli e mantenere alte le capacità cognitive. Le persone che assumono regolarmente durante il giorno piccole quantità di caffeina sono più facilmente in grado di non appisolarsi e ottengono migliori risultati nei test cognitivi senza effetti negativi sulle proprie abitudini di sonno notturno.

La caffeina agisce ostacolando uno dei due sistemi fisiologici interagenti che governano il ciclo sonno-veglia. Gli scienziati suggeriscono un regime che consiste in dosi bassi e frequenti di caffeina per aiutare gli operai di turno, i medici, gli autisti di camion e altri lavoratori che necessitano di restare svegli.
“La maggior parte della gente – spiega James Wyatt- fa uso di caffeina nella maniera sbagliata, bevendo molto caffè o té soltanto al mattino prima di andare al lavoro. In questo modo, i livelli di caffeina nel cervello diminuiranno nel corso della giornata. Sfortunatamente, il processo fisiologico che si deve contrastare non è veramente forte prima della seconda metà della giornata”.

L’effetto protettivo del caffè

Il caffè è una delle bevande più consumate al mondo: se ne bevono circa 2,25 miliardi di tazze ogni giorno. Di solito i medici ne parlano per invitare le persone alla moderazione, in modo da limitare i rischi di un eccesso di caffeina che, in qualità di stimolante, è controindicata per chi soffre d’insonnia, stati ansiosi, colon irritabile o ipertensione.

Secondo uno studio pubblicato su “Annals of Internal Medicine” e condotto dai ricercatori dell’International Agency for Research on Cancer (IARC) e dell’Imperial College London su circa mezzo milione di cittadini europei in dieci paesi, le persone che bevono caffè hanno un rischio di morte inferiore alle persone che non consumano la bevanda. L’effetto protettivo del caffé, secondo i dati raccolti, riguarderebbe soprattutto l’apparato cardiovascolare e quello digerente.

Gli autori hanno usato i dati di un’ampia ricerca denominata EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition) relativi a 521.330 persone di età maggiore di 35 anni. La dieta seguita dai soggetti è stata valutata con questionari e interviste. Nei 16 anni di follow-up, circa 42.000 persone coinvolte nello studio sono morte per diverse cause tra cui malattie circolatorie, scompenso cardiaco e ictus. Le differenze tra consumatori e non consumatori di caffè è notevole, anche se le conclusioni sono da prendere con le dovute cautele, dato che si tratta di uno studio osservazionale effettuato in condizioni non rigidamente controllate.

“Abbiamo scoperto che un consumo di caffè più elevato è correlato a un rischio di morte più basso per tutte le cause, in particolare per malattie cardiovascolari e dell’apparato digerente”, ha spiegato Marc Gunter, ricercatore dello IARC, coautore dello studio. “Il dato più importante è che questi risultati sono simili per tutti i dieci paesi europei, con abitudini di consumo tra loro molto differenti; il nostro studio offre importanti informazioni sui possibili meccanismi degli effetti benefici del caffè”.

Gli autori hanno anche analizzato alcuni marcatori biologici rilevando che i bevitori di caffè avevano mediamente un fegato più in salute rispetto ai non bevitori.

Come la caffeina combatte lo stress cronico

Secondo uno studio portoghese, l’aumento del consumo di caffeina nelle persone soggette a stress cronico è legato alla capacità di questa sostanza di prevenire diverse alterazioni cerebrali indotte proprio dallo stress. Lo stress ripetuto è noto per essere un fattore di rischio per lo sviluppo di disturbi psichiatrici come la depressione e la perdita di memoria. Studi di carattere epidemiologico hanno mostrato che l’incidenza di depressione e il rischio di suicidio sono inversamente correlati al consumo di caffeina.

Manuella P. Kaster e colleghi hanno studiato i principali recettori neuronali su cui agisce la caffeina, quelli dell’adenosina, che si lega a essi e li blocca. Lavorando con un gruppo di topi sottoposti a stress cronico, i ricercatori hanno confermato che alle alterazioni del comportamento corrispondono delle alterazioni nelle sinapsi – le strutture con cui i neuroni comunicano fra loro – molte delle quali appaiono atrofizzate. Questi cambiamenti avvengono soprattutto nell’ippocampo, una regione del cervello che ha un ruolo di primo piano nella formazione della memoria e nella navigazione spaziale, oltre che nell’inibizione di alcune risposte comportamentali.

Dato che i neuroni dell’ippocampo sono molto ricchi di un particolare tipo di recettori dell’adenosina, detti A2AR, coinvolti nei meccanismi di plasticità sinaptica, Manuella P. Kaster e colleghi hanno sottoposto a stress cronico altri due gruppi di topi: uno geneticamente modificato in modo che i neuroni non esprimessero quei recettori, l’altro di topi normali in cui i recettori A2AR erano stati bloccati farmacologicamente.

Entrambi i gruppi hanno mostrato comportamenti meno disfunzionali e una memoria migliore rispetto ai topi del gruppo di controllo, con la sola eccezione di un livello di ansia leggermente più alto nei topi che assumevano caffeina. A questi miglioramenti del comportamento corrispondeva inoltre un minore livello di atrofia sinaptica dei neuroni dell’ippocampo. Ciò fa ipotizzare, concludono i ricercatori, che la maggiore assunzione di caffeina nei soggetti stressati sia in effetti un tentativo inconsapevole di automedicazione.

Gli effetti della caffeina sulla memoria a lungo termine

Una dose di caffeina da 200 milligrammi (l’equivalente di circa due tazzine e mezza di caffè espresso) assunta dopo aver visualizzato su uno schermo una serie di oggetti, consente di migliorare le prestazioni in un test di riconoscimento condotto 24 ore dopo. E’ questo il risultato di uno studio che dimostra per la prima volta un effetto specifico della sostanza sul processo di consolidamento dei ricordi.

Per verificare l’effetto della caffeina specificamente sul processo di consolidamento del ricordo d’informazioni appena acquisite, è stato ideato un test cognitivo in cui 160 volontari (non abituali consumatori di caffè) assumevano 200 milligrammi di caffeina solo dopo aver visualizzato su uno schermo una serie di oggetti da memorizzare. A 24 ore di distanza, visualizzavano un’altra serie di oggetti, in parte identica a quella del giorno prima, in parte simile, o completamente differente. Per ciascuno degli oggetti visualizzati, ogni volontario doveva dire se esso era identico o simile a uno visto il giorno prima o del tutto nuovo.

Dall’analisi statistica delle risposte, è emerso che i soggetti che avevano assunto caffeina dimostravano di riuscire a riconoscere con maggiore frequenza gli oggetti simili a quelli del giorno prima mentre chi aveva assunto placebo ricorreva più spesso nell’errore di riconoscere come “già visti” oggetti che in realtà erano solo simili ai precedenti. Non sono state riscontrate differenze invece nella frequenza di risposte corrette riguardanti gli oggetti ripetuti e quelli nuovi.

Questi risultati portano a concludere che l’assunzione di caffeina ha avuto l’effetto di migliorare la fase di consolidamento dei ricordi delle informazioni acquisite nella prima sessione del test.

Il test è stato effettuato anche con dosi di 100 e 400 milligrammi. Risultato: per vedere qualche effetto sulla memoria occorre assumere almeno 200 milligrammi di caffeina, mentre aumentando le dosi l’effetto aumenta di poco.

 

 

Fonti: 12345.

 

Articolo a cura di: Flavia Bonfiglio