#InsidePharma L’ASPIRINA PREVIENE IL DECLINO COGNITIVO? LO STUDIO DEFINITIVO

Alzheimer, demenza e declino cognitivo sono delle patologie che rientrano nei fenomeni delle alterazioni del funzionamento delle cellule nervose del SNC, che possono portare a delle manifestazioni incidenti sul comportamento di un individuo, su quelle che sono le azioni motorie e anche sulle capacità cognitive.


Da tantissimi anni si sta cercando una cura preventiva contro questi processi neuro-degenerativi, considerando che i farmaci attualmente disponibili per il trattamento delle demenze hanno tutti una limitata efficacia terapeutica e significativi effetti collaterali.
Tra questi era avanzata l’ipotesi che l’acido acetilsalicilico, principio attivo dell’Aspirina, assunto ogni giorno e con un basso dosaggio, potesse svolgere un’azione protettiva sul cervello.
Ad avanzare questa previsione sono stati studi accertati, che hanno dimostrato che il composto fluidifica il sangue ed è prescritto in vari pazienti a rischio cardio e cerebrovascolare. In particolare la fluidificazione del sangue previene la formazione di micro-lesioni cerebrovascolari, che sono potenzialmente dannose sia per l’insorgenza di eventi cardiovascolari come l’ictus sia per lo sviluppo di malattie neurodegenerative.

Inoltre l’acido acetilsalicilico blocca l’azione di un enzima, chiamato GAPDH, che favorisce lo stress ossidativo delle cellule favorendo l’effetto protettivo rispetto alla morte cellulare, l’effetto determinante per la manifestazione dell’Alzheimer.
Così, la strada dell’aspirina potrebbe portare vantaggi non solo per le malattie cardiovascolari, ma anche per le demenze, che colpiscono più di un milione di italiani.
Tuttavia i risultati del trail clinico ASPREE (ASPirin in Reducing Events in the Elderly) pubblicati sulla rivista “Neurology” hanno dimostrato che assumere un’aspirina al giorno a basso dosaggio non abbia alcun effetto di difesa sul cervello.
La lunga indagine, che ha visto come protagonista questo comune farmaco, ha coinvolto più di 19mila persone in salute, che non presentavano alcun sintomo di demenza e non avevano patologie che richiedessero il ricorso all’aspirina.

I pazienti volontari, con un’età media di 74 anni provenienti dall’Australia e dagli Stati Uniti, sono stati seguiti per circa 5 anni.
I ricercatori hanno scoperto che i tassi di incidenza di demenza, negli adulti che assumevano giornalmente aspirina a ridotte dosi, erano del tutto identici a quelli a cui è stata somministrata la forma placebo, non si era osservata dunque alcuna differenza significativa.
In linea con le conclusioni dello studio ASPREE, si può dunque affermare che l’aspirina non ha soddisfatto le aspettative dei ricercatori. Tuttavia il follow up delle analisi relativamente breve, può costituire un potenziale limite allo studio, di conseguenza, secondo la rivista “Neurology” la ricerca sugli effetti dell’aspirina nei prossimi anni continuerà ad essere seguita.

Concludiamo il secondo articolo con la speranza che vi sia piaciuto e vi invitiamo ad interagire con feedback e commenti.

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Articolo a cura di: 
Giulia Matranga e Alice Bordonaro

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