Glioblastoma: Una nuova terapia genica per contrastare tumori aggressivi || #IntesaScienceNews || Intesa Universitaria

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Trieste, 13 maggio 2016
Importanti risultati sono stati recentemente ottenuti alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste. Un nuovo studio spiega come sia stato possibile far “collassare” dall’interno una delle più aggressive e letali famiglie di tumori, veicolando un gene “trojan” all’interno delle cellule tumorali. Il nuovo modello di trattamento assicura un’alta selettività del target cellulare e i primi studi in vivo mostrano un’efficacia davvero promettente.
I glioblastomi rappresentano la famiglia tra le più comuni (e più maligne) forme di neoplasie della glia.
Con questa tipologia di tumori la chirurgia non risulta essere applicabile in molti casi, e le radio-chemio terapie non si dimostrano abbastanza efficaci nel contrastare la proliferazione incontrollata.
Grazie al team del SISSA guidato dal Prof. Antonello Mallamaci si aprono nuovi scenari per una terapia genica efficace e risolutiva. L’idea per questo studio è venuta a Mallamaci dopo anni di approfondimenti su un particolare gene chiamato Emx2. Questo gene, spiega lo scienziato, fra le altre cose, in fase di crescita embrionale controlla la proliferazione dell’astroglia.
Carmen Falcone (prima autrice dello studio) spiega inoltre: “Sappiamo che durante le prime fasi dello sviluppo del sistema nervoso crescono solo neuroni, mentre la glia inizia a proliferare solo quando la crescita neuronale è praticamente finita”. “Nei nostri studi precedenti abbiamo scoperto che Emx2 si esprime a livelli molto alti nella fase di generazione dei neuroni, mentre quando inizia la crescita della glia la sua azione si riduce drasticamente. In questo modo, il gene fino a un certo punto mantiene ferma la crescita degli astrociti”.
La brillante idea, oggetto dello studio pubblicato sulla rivista Oncotarget, è stata quindi inserire una copia di questo gene terapeutico (Emx2) all’interno delle cellule del glioblastoma, determinando un attacco al metabolismo del tumore in ben sei punti, ottenendo come effetto finale un arresto della crescita ed un totale collasso della formazione neoplastica. Dopo gli studi in vitro, il gruppo ha iniziato i primi esperimenti in vivo sui topi e per prevenire danni alle cellule sane, neuroni e astrociti, hanno selezionato un ‘promotore’ specifico, che fa sì che il gene terapeutico si attivi soltanto nelle cellule tumorali, senza attaccare le altre, replicando lo stesso risultato ottenuto nei primi test in vitro”.
Lo studio dimostra quindi l’efficacia di Emx2 contro almeno 4 tipi diversi di glioblastoma e senza alcun effetto negativo sulle cellule sane del sistema nervoso. E ancora una volta la terapia genica si dimostra essere una delle più promettenti armi per la lotta ai tumori dei prossimi anni.

Fonti: lescienze.it; impactjournals.com/oncotarget

 

sito-igny-22                           A cura di: Emilio Greco

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