Dottorati, allarme rosso.

Roma– si è svolta oggi, a partire dalle 9:30, la presentazione della IV indagine sulla situazione del dottorato e del post-doc in Italia, curata dall’ADI (Associazione Dottorandi e dottori di ricerca italiana). I risultati di quest’indagine sono stati agghiaccianti. 

Dottorati– Stando ai dati Eurostat, nel 2012 l’Italia era il quinto paese europeo per numero di dottorandi (34.629), con un netto distacco rispetto agli altri paesi industrializzati demograficamente simili al nostro: “La Francia (3° posto) ha più del doppio dei nostri dottorandi (70.581), il Regno Unito quasi il triplo (94.494) e la Germania addirittura 208.500 dottorandi”. La nostra arretratezza emerge in modo nitido se si guarda al numero di dottorandi ogni 1000 abitanti: in Italia con 0,6 siamo precipitati in pochi anni al terzultimo posto nell’Eurozona (nel 2010 eravamo quarti), superati addirittura dalla Grecia (con 2,1).
Considerato il trend degli ultimi due anni il dato è destinato a peggiorare ulteriormente: ADI calcola infatti che dal 2008 ad oggi le posizioni bandite sono calate del 19%, mentre le borse del 16%, con una distribuzione disomogenea sul territorio, che vede il Sud in maggiore difficoltà. Parte di questa riduzione, soprattutto al Sud, è avvenuta in occasione degli accorpamenti disposti dal nuovo regolamento del dottorato (D.M. 45/2014). Criticità anche sulle borse di dottorato: “Le borse di studio percepite dai dottorandi italiani, a parità di potere d’acquisto, hanno un valore medio-basso se confrontate con quelle dei loro colleghi inquadrati come studenti nei Paesi del Nord Europa e dell’Europa continentale. Le stesse borse risultano invece significativamente inferiori rispetto agli stipendi dei dottorandi laddove questi sono inquadrati come lavoratori”.
Come se non bastasse, molti dottorandi senza borsa (nonché recentemente, per effetto del D.M. 45/2013, persino alcuni dottorandi con borsa) sono costretti a sostenere tasse fino a 1.874 € (Salerno) per proseguire gli studi.

Reclutamento– l’elemento di maggiore preoccupazione dal punto di vista dei dottorandi è però la quasi totale assenza di prospettive di carriera. Secondo il documento Reclutamento universitario. Una proposta per uscire dall’emergenza redatto dal CUN, in vista dell’ondata di pensionamenti previsti da qui al 2020 il sistema accademico italiano dovrebbe procedere all’assunzione annua di almeno 5000 RTD (ricercatori a tempo determinato) di tipo A e 4000 di tipo B nel prossimo triennio. Si tratterebbe di numeri minimi necessari a tamponare l’emorragia di personale, ma non sufficienti a garantire un rilancio dell’accademia. Le cifre delle assunzioni sono però di un ordine di grandezza inferiori: nel 2013 sono stati banditi infatti solo 520 concorsi per RTD-A e 130 per RTD-B. Stimando che gli assegnisti di ricerca siano attualmente circa 15.300, ADI valuta che se le cifre restano queste nei prossimi quattro anni circa il 96,6% verrà espulso dal sistema accademico –o dai confini italiani.

Fonte UniNews24.it

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